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METAMORFOSI, mostra personale
dal 13 al 30 gennaio 2007
Galleria GABRIELE CAPPELLETTI
Via Brera, 4 - Milano
Orari: tutti i giorni 10-12.30, 16-19
(chiusi domenica e lunedý)

Notturno, ilocromo, 2006 Onde d'erba, ilocromo, 2006 Frammenti di cielo, ilocromo, 2006














La Personale, accanto ad un nucleo di opere storiche contrassegnate dalla forte densitÓ materica , da un metamorfismo dominante in cui la figurazione appare e scompare assorbita dal flusso mobile del tutto, propone un gruppo di lavori recenti imperniato sui quattro elementi della natura, ma, soprattutto, caratterizzato dalla esplosione della superficie canonica e dalla conseguente disgregazione in frammenti, scaglie, schegge di terra, di cielo, di mare.

La memoria del locus
Antonio D'Amico

Fonte d'ispirazione per gli artisti di tutti i tempi Ŕ la natura e lÓ dove, dall'antichitÓ fino al rinascimento, si cerca la perfezione e la misura classica in tutte le sue forme, dal Cinquecento, invece, entrano in campo i sentimenti e il transeunte! L'uomo scopre l'intimo della sua essenza come elemento da indagare e svelare attraverso l'arte. L'estrinsecazione del sÚ, della propria anima e del gioco eterno delle passioni e del trascorrere delle etÓ della vita, nell'imago del visibilio, acquista una valenza fenomenologica che nell'arte contemporanea si accentua e raggiunge esiti densi di sensazioni materiche. L'anima, nell'ego recondito, Ŕ custode di immagini provenienti dal vissuto individuale e queste, nella realizzazione artistica, divengono forme visive solo quando l'oggetto della visione penetra stabilmente, ma gode dello spettacolo del bello che passando lo sfiora . Se, come accade nello sguardo contemporaneo, l'artista sfiora un riflesso del tempo e del suo continuo mutare, il desiderio diviene estrema esigenza di sperimentare forme e modalitÓ nuove che si intersecano con l'Ólterum; quel diverso dall'abituale esprimersi che forgia un'arte irrazionale, almeno apparentemente, dove regna sovrana la fantasia e l'immaginazione: senza per questo tangere i meandri dell'informale.
L'artista, ed Ŕ la medesima realtÓ che vive Giovanni Mattio con le sue opere, non Ŕ solo spettatore degli eventi ma diviene tramite fra la storia che lo circonda e le sue emozioni, fissando sulla superficie scaglie temporali che attendono un'identitÓ . Al di lÓ della superficie pittorica visibile, emergono paesaggi evanescenti, percettibili attraverso lo schermo misterioso di resine trasparenti che lasciano percepire, come da una finestra dell'anima, flussi emotivi e reconditi che ciascuno pu˛ estrapolare dagli sguardi segreti e leggervi un barlume della propria storia. ╚ l'estrinsecazione del sÚ, proiettato all'esterno di sÚ!
Nella recente esperienza pittorica di Giovanni Mattio il tempo Ŕ inteso come il ricordo costante del locus: tangibile memoria della fisicitÓ in cui l'artista vive e opera. Il tempo in Giovanni Mattio Ŕ la custodia di riflessi bizzarri e frutto di indagini in continua evoluzione, ma tutti concentrati sul cosmo degli intrecci fisico-sensoriali: dal supporto bidimensionale reso concavo o convesso, alla costellazione perpetua di porositÓ mineralogiche. ╚ il desiderio, profondo, di scrutare il nucleo della terra per scorgerne il significante nascosto, quello stesso celato all'interno della corazza del corpo e sempre in continuo fluttuare. Mattio setaccia all'interno della propria corazza per ricavarne singoli elementi che variamente rielabora visivamente, facendosi dominare dall'attimo formale dell'energia creativa. La sua ultima produzione Ŕ un circuito che dal sÚ raggiunge la vita per evadere, fors'anche trasgredire e ritornare nell'intimo. Di fatto, Mattio ha il controllo della materia trattata con resine epossidiche, sabbie e ingredienti alchemici, le cui reminiscenze filosofiche arcaicizzanti trovano solide radici nelle fonti teoriche della sapienza di Plinio il Vecchio e la sua Naturalis Historia: ůtanto che a molti basta, per una contemplazione suprema e assoluta della natura, una sola gemma qualunque . Le 'gemme' vetrose che Giovanni incastra e aggruma nei suoi paesaggi, memoria del passato e dell'oggi fuggente, riconducono lo spettatore alla radice della figurazione: la terra! Luogo fisico che dopo l'intervento di Mattio snatura la sua tangibilitÓ oggettiva e diventa riconoscibile solo soggettivamente. Infatti, quella di Giovanni non Ŕ una riproduzione speculare dei mari, dei cieli e della natura erbosa, essi sono solo citati allo stato embrionale e figurativo, dove tutto Ŕ poi scomposto, smembrato, frammentato secondo sensazioni che attendono di ricomporsi come pezzi di puzzle che con ordine e misura sono i ribaltamenti degli schemi stereotipati dalla mentalitÓ comune.
Rinchiudersi nel suo antro segreto, per Mattio, vuol dire rompere gli ordinati schemi della cultura classica, assolutamente armonica e ben composta, quella stessa che lo ha dominato per anni e che oggi vive nella sua mente con accettazione tacita. Scheggiare, giocando, e ricomporre cieli e prati vuol dire rimestare nell'ordine classico racchiuso in forme ovoidali, sinonimo di perfezione ed eternitÓ. In questa eternitÓ si immergono le forme cha varcano l'orizzonte e che smembrate dall'insieme compositivo sono pronte a planare su cieli nuovi e sconosciuti: Ŕ l'invito che Mattio porge a chi si accosta alla sua arte. ╚ il desiderio sempre sorprendente della libertÓ! Ciascuno, con silenziosa compostezza, pu˛ entrare nel mondo evanescente proposto dal pittore e riconoscere l'alba o il tramonto sognato o vissuto, cosý come i vibranti getti materici che si perdono nelle campiture indefinite, pronte a suggerire emozioni o ricordi lontani e dimenticati. Nuove realtÓ che provengono dalla natura; quindi emozioni vissute o da vivere, come il gettito d'ali di un volatile nel cielo di primavera o le scaglie di mare e le fulgide rimembranze dell'immergersi nell'acqua e la sua delicatezza cristallina. Nonostante le forme cromatiche di Giovanni Mattio, cangianti e variegate, brillanti e, allo stesso tempo, opache, improvvisamente piene e vuote, siano costantemente predisposte a ricordarci la vita e la sua poetica; esse ormai vivono in una propria vita e come il poeta, Mattio scopre l'armonia della natura e i suoi elementiů

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d'acqua
sull'erba flessuosa

Resto docile
all'inclinazione
dell'universo serenoů

(G. Ungaretti, A riposo, da L'Allegria - Il porto sepolto, 1916.)