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                                        Afrodite, Eros




AFRODITE, EROS, mostra personale
dal 6 aprile al 18 maggio 2006
Galleria Eclettica
via Rosolino Pilo 14 - 20129 Milano
Orari: tutti i giorni 10-12.30, 15.30-19
(chiuso sabato pomeriggio)

Afrodite e Ares, ilocromo, 2003 Malia, ilocromo, 2005 Da sempre l’arte si è ispirata ad Afrodite, che in senso lato rappresenta il bello nella sua complessità multiforme. Afrodite, la dea che nasce dalle acque del mare, inseminate dal cielo stesso, simboleggia l’acquisizione da parte degli uomini di una forma di vita capace di equilibrio, di armonia, capace di comprendere le leggi della natura, di apprezzare la mirabile concatenazione dei fenomeni del cosmo, i loro effetti sulla terra, sulla vita di ogni essere vivente. E’ un’umanità che si confronta con il mistero dell’esistenza,alla base del quale scopre il principio dell’attrazione degli esseri fra loro, della seduzione che indirizza le scelte in ogni campo, quelle affettive, quelle economiche, quelle politiche. Tale principio, che è il motore dell’esistenza, della vita associata, del progresso, può soltanto essere positivo e bello, intendendo per bello ciò che attira, imprime l’abbrivio, dà origine al movimento, innesca la concatenazione delle cause che producono gli eventi. Il brutto è ciò che respinge e blocca. Afrodite è la spuma del mare in quiete, è il sorriso delle onde che invitano a salpare, è la brezza che feconda i fiori, le piante, che inturgida le spighe, che spinge tutti gli esseri a cercarsi, a riconoscersi per creare e procreare: tutti, animali e uomini. Afrodite è anche l’amore, ma in tale caso si accompagna ad Eros, il dio capriccioso che esprime il bisogno di raggiungere ciò che non si possiede, il dio che ha il cuore e l’aspetto di un bambino che si apre alla vita ed è curioso di tutto ciò che la riguarda. Per la sua stessa natura, l’arte, che è creazione, non può prescindere da Afrodite, che unita ad Eros è la causa prima del generare, ma che, al tempo stesso, è il fine del fare artistico, ovvero la bellezza che incanali nel suo flusso pensieri, desideri e azioni. Esprimere Afrodite non significa necessariamente rappresentarla, basta accogliere il suo soffio vitale, e il modo di rappresentarla non è uno solo, ma sono infiniti i volti di lei, quante infinite sono le espressioni artistiche, infiniti i meccanismi che l’umanità esperimenta per muovere e dare un senso al mondo. Parlare perciò di Afrodite e di Eros, o volerli rappresentare non può che rientrare in una scelta personale e in una visione soggettiva che individuino un canale di comunicazione attraverso il quale raggiungere altri con cui condividere o far nascere emozioni, produrre pensieri. Parlare di Afrodite significa servirsi di quella figura retorica che si chiama allegoria, ovvero il parlare per allusioni, dire una cosa per volerne dire un’altra: servirsi in sostanza di simboli. E il simbolo di Afrodite da sempre, da quando la civiltà greca l’ha definita, è la donna, la figura femminile che assomma in sé il potere generativo e tutte le forze che muovono il mondo, riassume l’ideale di bellezza e il fascino che essa esercita sul cuore e sulla mente. Mentre univoca è la scelta del simbolo di Afrodite, pur rispecchiando essa i canoni estetici propri di ogni epoca, non così è di Eros che ora è figura maschile, ora androgina, ora è bello, giovane, ricco, ora è brutto e povero, ora è adulto, ora è bambino. Forse più che attraverso lo sguardo, Eros passa attraverso la pelle, i gesti, tutti i sensi e quando lo percepiamo è già dentro di noi, è già emozione. Partendo da queste premesse, va letta la mostra in oggetto. Il corpo femminile, i volti, le scene non rappresentano sé stessi, né ritraggono situazioni contingenti, ma intendono esprimere la realtà delle emozioni, quella che soggiace alle nostre scelte, le guida e le sostiene. La fisicità dei dipinti, densi di materie e di colori, gravi di contrasti, solcati da luci abbacinanti che sbalzano le forme dall’ombra che le aveva inghiottite e che ancora tenta di assorbirle, è metafora dell’esistenza che indaga su sé stessa, che cerca di sé una risposta. Nel lungo e nutrito itinerario artistico di Giovanni Mattio, Eros è sempre presente (nei cromatismi accesi, nella densità e tattilità della materia nei dipinti più informali, nella rappresentazione della natura, nella imponenza dei volti), mentre Afrodite compare puntualmente in ogni ciclo senza costituire il soggetto dominante e soprattutto senza mai disvelarsi e rivelarsi completamente come figura, bensì come presenza femminile. I dipinti della presente esposizione, invece, si concentrano sul soggetto e sul tema della figura femminile intesa come simbolo di quella condizione esistenziale espressa dal concetto di Afrodite ed Eros. Sono opere degli ultimi anni nei quali la ricerca pittorica di Mattio ha privilegiato tale tema e l’ha reso esplicito liberando dal velo il soggetto latente. Il nucleo di opere trasceglie tra i dipinti recenti (con qualche incursione esemplificativa nella produzione precedente) il motivo portante, cogliendo di Afrodite e di Eros diverse valenze, quali la sensualità, il fascino, la seduzione, l’affettività, la protezione. Rispetto all’austerità dei dipinti degli anni ’90, agli ilocromi connotati da materie scabre, da soggetti latenti o appena accennati e da una scelta cromatica pacata, riemergono in queste opere accensioni di colore di matrice espressionista e una figurazione esplicita, seppure non realista. Sono le cromie, appunto, l’elemento estetico straniante rispetto alla realtà fenomenica di cui forniscono una lettura in chiave teoretica ed etica.